“NON MI ARRENDO, INDOSSO NUOVE ALI, E RICOMINCIO A VOLARE”

 

Queste parole sono la base della personalità e del sentire poetico di Guido Passini – nato a Bologna il 22 novembre 1978, assunto come impiegato presso ACIS Santa Sofia, sposato con Cristina Lega, morto di fibrosi cistica il 25 marzo 2015 a soli 35 anni – la particolare malattia che lo accompagna dalla nascita, ne segna la vita e lo spinge ad avere un sogno ricorrente: un respiro tanto profondo e potente, capace di generare l’energia per vivere intensamente e realizzare i propri ideali.

E’ un sogno personalissimo in cui si fonde la necessità fisica del respiro, frenato dalla malattia, ma soprattutto la necessità spirituale di un respiro più alto, verso i sentimenti più autentici, carichi di quell’umanità che tende all’incontro con gli amici, per trovare il respiro delle cose e della natura, ma soprattutto proteso verso gli altri, nella condivisione della sofferenza.

Molti suoi scritti, ricchi d’introspezione sul senso e sul valore assoluto della vita, riflettono il suo modo di sentire il problema della sua salute come un’ansia di respiro universale, dove il dolore accomuna, dove la sofferenza affratella, dove la poesia si fa leggera fino a librarsi verso l’alto.

Dopo la morte di Davide Delvecchio, suo giovane e caro amico, malato della sua stessa malattia genetica, utilizza il sito ”davideeguidoinsiemefctrust.it” come vetrina per tutti i suoi molteplici progetti, attuali e futuri.

“…porterò sempre nel cuore la dignità del tuo essere uomo….”

Da questa sensibilità scaturisce l’esigenza di affrontare la malattia anche sul piano sociale.

Promuove associazioni LIFC (Lega Italiana Fibrosi Cistica) e FONDAZIONE FFC (Fondazione Ricerca Fibrosi Cistica) in molte regioni: Valle D’Aosta, Sardegna, Calabria, Sicilia, Toscana, Veneto, Molise, Lombardia, Emilia-Romagna, spinto dalla necessità di condividere  quel grumo di sentimenti che prova di fronte alla lotta quotidiana del vivere, intrappolato in una sorta di morsa mortale che lo accompagna in ogni istante.

Egli si apre agli affetti, all’amore, alla vita coniugale, alla ricerca di giornate piene, vissute al massimo dell’impegno.

Da questa sfida nasce una poderosa griglia di impegni, di progetti e di realizzazioni.

La poesia sembra davvero il respiro alto del suo sentire, del suo pensiero: dal 2007 decide di scrivere, di raccontare, per condividere con gli altri i moti interiori di un uomo che convive con una malattia che non dà speranza di guarigione.

Dalla scrittura privata, al web, il passaggio è breve.

La condivisione di questa sua esperienza, con amici che sperimentano la stessa tipologia di malattia e di sofferenza fa nascere una rete di relazioni e soprattutto un’esperienza alta che lo porta a condividere – basti ricordare l’amicizia con la poetessa Katia Zattoni – la sublimazione del suo soffrire in poesia e narrazione.

Raccogliere gli scritti degli amici che sperimentano la sua stessa condizione lo porta a curare – a 29 anni – la pubblicazione dell’opera “Senza fiato” resa possibile grazie alla concreta e fiduciosa disponibilità, dell’amico editore Alessandro Ramberti – Senza Fiato 1nel 2008. Senza Fiato 2 In ricordo di te 2010. Senza Fiato 3 Lasciami correre 2012. – Tutti con Fara Editore–

Cosa significa “SENZA FIATO”?

Per chi è colpito dalla fibrosi cistica significa avvertire ogni momento il senso del soffocamento incombente, il senso della morte e in questo soffocamento la mente si ribella e reagisce, coglie l’attimo e memorizza, incidendo di fatto l’anima e il corpo; è una lotta estrema fra la volontà di vita e la consapevolezza che la mano della morte ti sta cogliendo, carpendo, soffocando.

“…tossisce questa mia anima gracile come fuscello ma con radici ben salde nel terreno del dolore…”

Questa stretta mortale della malattia ha spinto Guido a cogliere ogni spunto per dare una dimensione alta alla sua scelta di vivere appieno la sua esistenza, nonostante la sofferenza.

GUIDO PASSINI ha amato la vita, fino in fondo, e ha continuato a lavorare, scavando nella sua sofferenza, restando però sempre proteso a portare un messaggio positivo: era lui che lanciava la mano agli altri.

“… a volte, una carezza riempie un piccolo vuoto, seppure per un secondo, ma lascia il segno nel tempo…”

Con generosità, Guido ha saputo aggregare (Febbraio 2014) un gruppo di amici e li ha coinvolti nella commemorazione di Katia Zattoni, con un recital di poesie e musiche.

Guido è stato uno dei promotori che si è speso in prima persona.

Davanti ad un numeroso pubblico ha presentato il ”memorial” al Teatro Fabbri di Forlì, mettendo in gioco tutte le sue energie e la sua generosità.

Questo sua vitale volontà di dare una testimonianza concreta del suo amore per la vita, lo ha portato a coinvolgere tanti amici attorno a sé ed è stato capace di generare un modello di vita degno di porsi come esempio per tanti, in un tempo segnato da tante fragilità esistenziali.

Sono anni intensi e pieni di iniziative, insieme alla Dr.ssa Federica Fantini, amica psicologa e piscoterapeuta e alla Dr.ssa Roberta Ciambra medico Pediatra di Cesena, quando decidono di portare il messaggio più profondo e vero fatto di testimonianza, fin dentro le scuole.

Con loro, Guido trova  il giusto entusiasmo e coraggio per entrare in contatto con il mondo più prezioso e fertile, dove meglio germina il seme della curiosità e della conoscenza.

I suoi messaggi arrivano e colpiscono, con intensità e sincerità, l’animo dei suoi lettori, alcuni dei quali stringeranno con lui un legame d’affetto e di stima reciproca, e sosterranno attivamente i suoi vari progetti (vedi la pittrice Alessandra Placucci e l’attrice Laura Mazzotti)

“…ringrazio chi ti ha messo sul mio cammino perché insieme ci siamo risollevati più volte…”

GUIDO viveva il piacere di avvicinarsi al bello, di arricchire sempre la sua esperienza, di amare e desiderare una vita semplice e normale.

Non si è mai risparmiato e per far conoscere la sua associazione, i suoi scritti, ha saputo affrontare lunghi viaggi (Soverato, Brugine, Campobasso, Siniscola, Forlì, Rimini, Brescia…)con enorme sacrificio, sostenuto da un fortissimo senso di solidarietà, lo stesso sperimentato attraverso la dolce moglie Cristina che sempre lo accompagnava e alla quale ha anche dedicato una sua opera (Io Lei e la Romagna – Fara Editore)

Fra di loro c’è stato un’unione intensa, un modo di sentire la vita in sintonia, una vita che pulsava all’unisono:“…le mie lacrime diventano sorrisi, il dolore diventa gioia, stringimi a te amore…”

Chi ha conosciuto GUIDO PASSINI avvertiva in lui il primato della volontà di vivere fino in fondo i suoi sentimenti, le sue emozioni, al di là della verità scientifica che segnava, in modo inesorabile, il tempo della sua esistenza.

In lui intelligenza e volontà hanno saputo unirsi in uno slancio vitale verso tutti coloro che sperimentavano la dolorosa prova del vivere SENZA FIATO, trattenendo a morsi la vita, senza rinnegare nulla, senza rinunciare all’impegno di costruire una rete di amici, di gruppi, di associazioni, per fare conoscere la sfida quotidiana che gli affetti da fibrosi cistica devono accettare per vincere la sfida, dei propri ideali, delle proprie speranze.

“… in pochi conoscono la malattia, molti meno ne scopriranno la soluzione, ma la fiducia non m’abbandona…”

GUIDO sapeva dare forma concreta all’immaginazione, all’idea del divenire, per aprirsi agli altri, incontrarli, conoscerli di persona, per potere agire sulla realtà dei nostri tempi, per offrire alla nostra società insoddisfatta e spesso indifferente motivi e stimoli per una consapevolezza nuova, capace di cogliere il senso del mistero che guida il destino di ciascun uomo e scrive di se stesso:“… Guido ha paura di non aver dato abbastanza a questo mondo che da sempre l’ha tenuto bendato…”

Dalla dimensione privata e individuale della propria sofferenza GUIDO  si è innalzato alla conoscenza del valore morale delle relazioni solidali.

L’impegno presso la Casa Circondariale di Forlì in collaborazione con l’associazione Con Tatto ne è un luminoso esempio.

Egli è riuscito a sollevarsi oltre i suoi limiti fisici per giungere alla dimensione della parola narrante, della poesia in cui aleggia la sua ansia di vita, densa di amore per ogni forma di bellezza e di pietas, per ogni essere accomunato da un destino di dolore, stabilendo con alcuni di loro un intimo rapporto di affiatamento e fratellanza (vedi l’amico Pierpaolo Baingiu).

È stato capace di salire sempre più in alto, in uno sforzo continuativo, fatto di BREVI RESPIRI, carichi di desideri e di pulsioni, per realizzare i propri sogni e le proprie aspirazioni.

I limiti del corpo non gli hanno impedito di esprimere la totalità della sua vita con spontaneità sorridente, con creatività generosa, fino a dire:

“… la fibrosi cistica probabilmente mi ha più dato che tolto…”

Oggi, dopo la sua morte, sentiamo che il suo spirito ha saputo sopravanzare i limiti del suo corpo, spingendolo a vivere intensamente un presente proiettato nell’utopia di un futuro migliore e degno di essere vissuto.